Il termine food noise è nato sui social media, in particolare nelle conversazioni legate ai trattamenti con GLP-1, dove molti pazienti hanno descritto una riduzione dei pensieri costanti sul cibo come un vero e proprio “silenzio mentale”.

Oggi però il concetto sta entrando nella letteratura scientifica. E quando un’espressione passa dal linguaggio digitale alle riviste peer-reviewed, significa che intercetta un cambiamento reale.

Per chi opera nel settore nutrition e consumer health, questo cambiamento non è solo clinico. È culturale. E ha implicazioni dirette per il healthcare marketing.

Cos’è il food noise secondo la ricerca

In ambito scientifico, il food noise viene descritto come la presenza di pensieri persistenti e intrusivi legati al cibo, percepiti come indesiderati e potenzialmente impattanti sulla qualità della vita.

Una definizione strutturata è stata proposta da Dhurandhar e colleghi nell’articolo “Food noise: definition, measurement, and future research directions”, pubblicato su Nutrition & Diabetes (2025), dove il fenomeno viene distinto dai normali pensieri legati alla pianificazione dei pasti o alla fame fisiologica.
Dhurandhar NV et al., 2025, Nutrition & Diabetes:
https://www.nature.com/articles/s41387-025-00382-x

È tale la portata del fenomeno che la ricerca ha iniziato a sviluppare strumenti per misurare il fenomeno, come il RAID-FN Inventory, validato su Appetite (2026), che consente di differenziare il food noise da craving e semplice preoccupazione alimentare.
Appetite, 2026 – RAID-FN validation study:
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0195666325004921

Il ruolo dei GLP-1 nella ridefinizione del dibattito

L’attenzione verso il food noise è cresciuta insieme alla diffusione dei farmaci agonisti del GLP-1, oggi centrali nella gestione dell’obesità.

Molti pazienti riportano una riduzione dei pensieri ricorrenti sul cibo durante il trattamento. Questo ha aperto una riflessione più ampia sul modo in cui regolazione neuroendocrina dell’appetito e percezione soggettiva si intrecciano.

Una review pubblicata su Nutrients ha inquadrato il fenomeno nel contesto della food cue reactivity, sottolineando come il comportamento alimentare sia influenzato dall’interazione tra fattori biologici, ambientali e psicologici.
Hayashi Y et al., 2023, Nutrients:
https://www.mdpi.com/2072-6643/15/22/4809

Questo significa che il food noise non può essere interpretato esclusivamente come effetto farmacologico, ma come parte di un ecosistema più complesso.

Perché il food noise è rilevante per il healthcare marketing

Nel settore nutrition e consumer health, il food noise rappresenta un segnale di evoluzione narrativa. Per anni la comunicazione nel weight management si è concentrata su concetti di controllo e disciplina. L’emergere del food noise suggerisce una visione più articolata, in cui appetito e comportamento alimentare non sono riducibili alla sola volontà individuale. La crescente attenzione verso i GLP-1 ha accelerato questa consapevolezza pubblica. I consumatori sono oggi più informati e più sensibili alla complessità dei meccanismi che regolano l’appetito.

Per il healthcare marketing, questo implica una revisione del linguaggio e del posizionamento. La credibilità si costruisce integrando evidenze scientifiche e comunicazione responsabile, evitando sia la semplificazione eccessiva sia l’appropriazione opportunistica di termini emergenti. Il food noise non è solo una keyword emergente. È un indicatore del modo in cui la società sta riformulando il rapporto tra mente, appetito e ambiente alimentare.

Nel contesto del nutrition marketing, la differenza competitiva si gioca sulla capacità di leggere questi segnali e tradurli in strategie coerenti con l’evoluzione scientifica.

L’impatto dei GLP-1 va oltre la dimensione terapeutica: sta modificando il linguaggio con cui si parla di appetito. Per i brand del consumer health, comprendere questa trasformazione significa costruire autorevolezza nel lungo periodo.

In SPRIM supportiamo brand e stakeholder in questo percorso, aiutandoli a interpretare i cambiamenti in atto e a comunicarli in modo coerente e sostenibile.

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