One Health: la visione chiave per le sfide di salute attuali e future

Dal cambiamento climatico, alla perdita di biodiversità, all’aumento dei rifiuti, i sistemi alimentari si trovano al punto di intersezione tra numerose sfide (1). Di fronte a uno scenario complesso, le cui vulnerabilità sono sotto i nostri occhi ogni giorno, tutti – dai consumatori, ai professionisti della salute, ai retailer, alle aziende – sono chiamati a fornire risposte sufficientemente articolate e che, in particolar modo, considerino la salute umana come indissolubilmente legata a quella dell’ecosistema (2): è la visione One Health.

Il termine è apparso per la prima volta nel 2007, con l’approvazione, da parte della American Medical Association di un partenariato tra medicina umana e medicina veterinaria (2). Inizialmente applicato più al settore veterinario, nel “nuovo mondo” al quale la pandemia ha aperto la strada, One Health torna alla ribalta come priorità nell’agenda di tutti gli stakeholder che hanno un ruolo nella “filiera della salute”.

In One Health tutti sono chiamati a essere attori del cambiamento: i consumatori, adottando abitudini alimentari e di consumo più sane e sostenibili, i professionisti della salute, sensibilizzando i consumatori e fornendo loro informazioni che consentano di prendere decisioni basate su dati, attuando politiche e linee guida a tutela della sicurezza alimentare e della sostenibilità, le industrie e i retailer, ripensandosi in chiave più green, ad esempio riconsiderando il posizionamento dei loro prodotti, e lavorando a iniziative che possano veicolare impegno e responsabilità sulle tematiche associate alla salute.

Anche in ambito europeo fioriscono progetti di ricerca che si collocano in questa prospettiva. EFSA stessa si sta interrogando su come fare proprio questo modello, nell’ambito di una conferenza programmata per giugno 2022, che avrà l’obiettivo di capire come la scienza della valutazione del rischio possa orientarsi e plasmarsi in questa prospettiva più ampia (1).

Soltanto il contatto e il dialogo tra scienziati, decisori politici e pubblico potranno rendere possibili la sensibilizzazione e la creazione di network, in uno sforzo corale di costruzione di una public awareness (3).

 

Fonti: 

  1. European Food Safety Authority. ONE – Health, Environment, Society – Conference 2022. News. Published: 1 february 2021.
  2. One Health Commission (2021). History. Available at: https://www.onehealthcommission.org/en/why_one_health/history/.
  3. Garcia, S. N., Osburn, B. I., & Jay-Russell, M. T. (2020). One health for food safety, food security, and sustainable food production. Frontiers in Sustainable Food Systems, 4, 1.

 


Etichetta “a batteria”: a breve la vedremo sui prodotti alimentari

È passato poco più di un anno dalla presentazione della cosiddetta etichetta “a batteria” all’Unione Europea, ma a breve la NutrInform Battery comparirà effettivamente sui prodotti alimentari. Infatti, dopo il via libera della Commissione, a dicembre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto per introdurre ufficialmente il Nutrinform Battery in etichetta sui prodotti in vendita in Italia. Inoltre, di recente è stato fatto un ulteriore passo in avanti con la pubblicazione di un manuale d’uso destinato alle aziende che chiarisce tutti gli aspetti relativi a progettazione, rappresentazione e posizionamento dell’etichetta “a batteria” sui prodotti.

Presto in etichetta ci saranno quindi – rappresentate in forma di “batterie” appunto – indicazioni in merito alla percentuale di energiagrassi, grassi saturi, zuccheri e sale apportata da una porzione di quell’alimento, rispetto alle assunzioni di riferimento. Per le assunzioni giornaliere di riferimento, sono considerate le quantità di energia e nutrienti indicate nell’Allegato XIII del Regolamento UE n. 1169/2011, mentre per le porzioni, come specificato nel manuale d’uso, saranno utilizzate quelle standard indicate nelle Linee guida per una sana alimentazione del 2018. Nel paragrafo del manuale a cura di Marco Silano dell’Istituto Superiore di Sanità e di Laura Rossi e Andrea Ghiselli del CREA Alimenti e Nutrizione viene specificata l’importanza dell’utilizzo delle porzioni standard, come unico riferimento per la costruzione del NutrInform battery, e come comportarsi in caso di prodotti confezionati diversamente, ad esempio in caso di grandi formati (la confezione di pasta, ad esempio) o di prodotti monodose (pacchetti di crackers e merendine, ad esempio).

Le aziende che intendono utilizzare il NutrInform Battery, che ricordiamo essere facoltativo, dovranno informare la Direzione generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del Ministero della Salute e dovranno impegnarsi ad estendere il logo a tutti i loro prodotti appartenenti alla medesima categoria merceologica. Tutti i dettagli circa dimensione del logo, colori e altri dettagli tecnici sono disponibili nel manuale d’uso per gli operatori del settore.

Restano esenti dall’applicazione 2 categorie di prodotti: gli alimenti confezionati in imballaggi la cui superficie maggiore misura meno di 25 cm² e i prodotti DOP, IGP e STG. Per questi ultimi la scelta è dettata dal fatto che un ulteriore logo in etichetta potrebbe ostacolare l’individuazione del marchio di qualità da parte del consumatore.

In vista di una possibile armonizzazione a livello europeo dei sistemi di etichettatura nutrizionale front-pack, previsto entro la fine del 2022, l’esperimento tutto italiano del Nutrinform Battery sarà determinante.

 

Fonti: 


Eco-score: la nuova etichetta francese sull’impatto ambientale degli alimenti

È stata da poco lanciata in Francia una nuova etichetta on pack volta a informare e sensibilizzare i consumatori sull’impatto ambientale dei prodotti alimentari: l’Eco-score.

Sulla falsariga della famosa etichetta a semaforo Nutri-score, l’Eco-score è un indicatore che classifica i prodotti in 5 categorie, usando 5 lettere e 5 colori diversi: dalla lettera A di colore verde scuro alla E di colore rosso (ad indicare dal più basso al più elevato impatto ambientale) rappresentate all’interno di una foglia stilizzata.

L’impatto di un alimento sull’ambiente tiene conto di diversi fattori relativi ad acqua, aria, suolo e biosfera (emissioni di gas serra (CO2), distruzione dello strato di ozono, esaurimento delle risorse idriche, inquinamento dell’acqua dolce, impoverimento delle risorse non rinnovabili, uso del suolo e perdita di biodiversità) e viene studiato durante l’intero ciclo di vita del prodotto: produzione, trasformazione, trasporto, imballaggio, utilizzo, rifiuti e riciclo dello stesso.

In pratica, il sistema di calcolo dell’Eco-score si basa sulle analisi del ciclo di vita (Life cycle assessment o Lca) dei prodotti realizzate dall’Agenzia francese per la transizione ecologica (ADAME) nell’ambito del progetto Agribalyse, che ha valutato gli impatti ambientali di 2.500 categorie di prodotti. Al punteggio di base definito dall’LCA vengono poi aggiunti o eliminati dei punti derivanti da indicatori complementari, per un punteggio massimo di 100. Tra gli indicatori complementari, che possono comportare dei bonus (fino a + 20 punti) o dei malus (fino a -15 punti), sono compresi aspetti relativi al sistema di produzione (biologico e certificazioni di sostenibilità, ad esempio), alla località del prodotto e/o al suo trasporto, le politiche ambientali dei Paesi produttorila riciclabilità degli imballaggi, la protezione di specie minacciate e il rispetto della biodiversità.

Il punteggio finale (che può essere compreso tra 0 e 100), dato dall’LCA della categoria di prodotto con l’integrazione di eventuali punti bonus e malus, permette la definizione della lettera dell’Eco-score associata: A di colore verde scuro per i prodotti migliori, con punteggio da 80 a 100, B verde chiaro per quelli con punteggio da 60 a 80, C gialla per i prodotti con punteggio compreso tra 40 e 60, D arancione per prodotti con punti da 20 a 40, e infine E rossa per i prodotti con il maggior impatto ambientale, con punteggio da 0 a 20.

 

 

 

Che possa essere utile importare questo sistema anche in Italia? Vedremo cosa succederà.

 

Fonti: 


Nucis Challenge: sport e frutta secca protagonisti

Lo sport, specialmente negli ultimi mesi, è entrato nelle case degli italiani che, tra app, fitness influencer e programmi online, ne hanno fatto un appuntamento (quasi) quotidiano. E proprio sulla scia di questo grande interesse verso il mondo dello sport, Nucis Italia - da sempre impegnato nella divulgazione dei benefici frutta secca ed essiccata - ha lanciato “Nucis Challenge: Allena il tuo benessere”, un contest online con l’obiettivo di unire l’informazione nutrizionale sulla frutta secca alla pratica di attività sportiva. Ad accompagnare Nucis Italia in questo percorso, è stata scelta una testimonial d’eccezione: Sara Compagni, conosciuta sul web come Postura da Paura, che si occupa di sport e salute definendosi una “paladina del movimento”. Il concorso, ideato e gestito da Sprim Italia, sarà attivo dal 15/01/2021 al 15/02/2021 e il vincitore sarà selezionato tramite estrazione. Dettagli e regolamento sono disponibili al seguente link: https://www.nucisitalia.it/nucis-challenge-allena-il-tuo-benessere/

Grazie al supporto scientifico di Nucis Italia e alle competenze di Sara, saranno veicolate in una forma completamente nuova informazioni utili in merito ai benefici del consumo della frutta secca e disidratata in particolar modo nelle fasi di pre e post l’allenamento. Per l’occasione Sara ha creato due workout ad hoc, uno per chi è alle prime armi in ambito fitness e uno per chi è abituato ad allenarsi, e sfiderà i suoi follower a replicarlo, taggando su Instagram @nucisitalia: più video posteranno, maggiori saranno le possibilità di vittoria. I workout saranno visibili sia sulla pagina ufficiale del concorso di Nucis Italia che sul profilo Facebook di Postura da Paura.

In palio per il fortunato vincitore, un abbonamento di un anno al programma Postura da Paura Plus che include schede workout e video allenamenti (in costante aggiornamento), piano nutrizionale stilato da una nutrizionista e tips motivazionali di psicologia. In aggiunta, il vincitore avrà l’occasione sia di fare una consulenza online con Sara prima di iniziare il programma così da impostare gli obiettivi più in linea con le proprie esigenze, sia di fare controlli trimestrali per valutare l’andamento dell’allenamento e richiedere i suoi preziosi consigli.


Gli Specialisti: la prossima pandemia sarà oncologica

La priorità assoluta nella gestione del Covid ha causato un rallentamento, se non un arresto, nella diagnostica di malattie come il cancro, nei controlli di routine e nelle stesse terapie. Tanto che diversi reparti ospedalieri sono stati trasformati in aree dedicate principalmente alla gestione della pandemia trascurando tutte le altre patologie.

Se le prime stime valutano molto severamente l'impatto del rinvio di operazioni e screening per il cancro, il reale impatto sanitario purtroppo si potrà vedere solo nel tempo.

Secondo uno studio condotto dai ricercatori della rete ospedaliera Unicancer, in Francia, il rallentamento delle cure dovuto al confinamento potrebbe essere responsabile di 1.000-6.000 morti negli anni a venire.

"I tumori purtroppo sopravvivranno al Covid e nonostante decreti e documenti non è vero che l'oncologia viene preservata perché si appoggia a radiologia, endoscopia e altri servizi che sono pesantemente influenzati" afferma Pierfranco Conte, ordinario di Oncologia Medica dell'Università degli Studi di Padova e coordinatore della Rete oncologica del Veneto nel suo intervento durante il Cracking Cancer Forum 2020, che quest'anno si è tenuto in formato digitale.

Attilio Bianchi, direttore generale dell'Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione "G. Pascale" di Napoli, invece, ha ricordato i numeri di una vera e propria emergenza quotidiana: "Ogni anno i tumori fanno da 13 a 15 milioni di vittime, se fosse una guerra sarebbe ogni giorno sui giornali e invece in qualche modo quasi non fa massa".

La sospensione degli screening per 2-3 mesi ha dato un fermo a una delle azioni più forti contro il tumore, la tempestività della diagnosi che è un elemento centrale per aumentare le probabilità di sopravvivenza.

ll Sistema Sanitario Nazionale si trova ora a gestire un arretrato importante e per farlo avrà bisogno di riorganizzarsi su nuovi modelli di assistenza e cura possibili con la sanità digitale e di nuove risorse professionali.

È necessario e non più rimandabile un cambio di paradigma sostanziale: decentralizzare il più possibile le attività a livello territoriale ed estendere il percorso assistenziale su più setting, andando a capillarizzare la presenza di specialisti che possano prendere in carico in paziente su tutto il territorio italiano.

 


Pandemia Covid-19: quanto sono stati trascurati tumori e infarti?

L’ipertensione, i tumori, le malattie rare non vanno in lockdown, come ha ricordato il Presidente Mattarella, nella cerimonia di celebrazione de 'I Giorni della Ricerca', iniziativa promossa dall'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc) il 26 ottobre scorso.  Risulta fondamentale che le terapie necessarie per le patologie croniche non si fermino, se non vogliamo trovarci in un futuro non troppo lontano in una situazione drammatica in termini di follow-up e nuove diagnosi.

Crescono i rapporti che evidenziano numeri impressionanti purtroppo destinati a salire, in un clima di incertezza totale. Per esempio, in Francia, sono aumentate del 30% le cancellazioni di appuntamenti con operatori sanitari e loro prestazioni.

In Europa, i decessi per tumore al colon sono cresciuti dell'11,9%: è la stima degli effetti dei ritardi nei programmi di screening pubblicata in occasione della settimana della United European Gastroenterology (UEG Week Virtual 2020).

E in Italia? Nei primi cinque mesi del 2020 a causa del Covid sono saltate circa 14 milioni di visite prenotate, 12 milioni gli esami di diagnostica previsti e non effettuati. L’Osservatorio Nazionale Screening ha stimato i ritardi accumulati nella diagnosi oncologica di popolazione nei primi cinque mesi del 2020: oltre un milione di esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo 2019, per un potenziale incremento delle diagnosi di cancro prossimo alle cinquemila unità.

Come provare a invertire questa tendenza? Oltre a un discorso di sensibilizzazione dei singoli portato avanti dalle organizzazioni e istituzioni, si è osservata su più fronti un’accelerazione decisa verso la telemedicina, la soluzione digitale che può abbattere le distanze rimanendo in sicurezza.

Lo dice anche il “Rapporto Covid Indicazioni ad interim per servizi sanitari di telemedicina in pediatria durante e oltre la pandemia Covid 19“, il primo in Italia, curato dal gruppo di lavoro coordinato da Francesco Gabbrielli, direttore del Centro Nazionale per la telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali dell’Iss. È necessario che le prestazioni sanitarie possano essere erogate al paziente riducendo al minimo i ritardi e garantendo l’accesso ai servizi di emergenza e di urgenza.

Sprim - da sempre promotrice della trasformazione digitale in ambito salute – ha sviluppato CONNEXT TELEMEDICINA, la piattaforma di telemedicina mobile friendly, intuitiva e di facile accesso. L’obiettivo è essere di supporto al medico tramite una piattaforma semplice e fruibile con la quale, in perfetta sicurezza, potrà gestire i suoi pazienti.

Abbiamo pensato ad una rosa di specialisti fra cui scegliere, che saranno presenti nella piattaforma per semplificare la comunicazione con il paziente, accelerando follow-up e controlli.

 


La nutrizione è la chiave per reagire alla pandemia?

Il cibo salutare di buona qualità è la nostra prima linea di difesa contro le malattie, inclusa la difesa immunitaria contro gli organismi patogeni”. Inizia così un editoriale su BMJ della Professoressa Bryndis Eva Birgisdottir, docente di scienze alimentari e nutrizione presso l’Università dell'Islanda, che tratta dell’importanza della nutrizione durante la pandemia, oggi e nel futuro.

Si sa che ogni pasto porta migliaia di sostanze diverse nel corpo, ciascuna con una sua funzione: se, però, per macro e micronutrienti sono stati definiti delle assunzioni di riferimento, il tema delle sostanze bioattive, come polifenoli e carotenoidi, è ancora un’area grigia, che sarà necessario esplorare in futuro per sfruttare al meglio il potenziale di queste sostanze.

Ad oggi, una dieta ricca di verdura, frutta, cereali, legumi, semi e frutta secca è riconosciuta come il giusto approccio per preservare uno stato di salute ottimale, come anche sottolineato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Sicuramente questo tipo di dieta fornisce mediamente un’adeguata quantità di tutti i nutrienti di cui abbiamo bisogno, importanti anche per il sistema immunitario. Tuttavia, sottolinea l’autrice, non esiste una persona ‘media’ e con ogni probabilità, in futuro si andrà sempre più verso la cosiddetta “nutrizione di precisione”, ovvero la personalizzazione massima delle indicazioni nutrizionali sulle esigenze del singolo individuo.

Le linee guida nutrizionali sono il più efficace punto di partenza per promuovere la salute pubblica, ma oggi sono poco seguite, come testimonia il fatto che oltre il 44% della popolazione mondiale soffre ancora di malnutrizione, fattore di rischio per molte malattie e la loro gravità, come nel caso del COVID-19. La situazione in cui ci troviamo è anche il risultato di una scarsa educazione alimentare in tutto il sistema scolastico, il che, afferma Birgisdottir, è poco comprensibile, data l'importanza che diamo oggi al cibo.

In generale, ogni Paese dovrebbe dotarsi di una strategia volta a garantire il buono stato nutrizionale dei suoi individui, importante per aumentare la resilienza contro le malattie trasmissibili e per contribuire alla prevenzione e alla cura di quelle non trasmissibili. Per questo, all'indomani del COVID-19, con una crisi alimentare globale all'orizzonte, sarebbe necessario finanziare fin da subito azioni per rinnovare i sistemi alimentari, verso un obiettivo di sostenibilità. Solo così la nutrizione potrà essere una delle chiavi per la resilienza pandemica globale, sia per quella attuale che per quelle future.

 

Fonte:
Nutrimi


Guardia medica: in Lombardia attivato il numero unico nazionale 116 117

Gli esperti hanno provato a mettere in fila le ragioni per cui la Lombardia ha avuto un tasso di contagi e di decessi così alto rispetto alle regioni limitrofe: ospedali che diventano focolai, poca assistenza territoriale, una mappatura imprecisa e tardiva dei contagi; sono alcune delle cause possibili della difficoltà della Lombardia a gestire il contagio.

La Lombardia, che ha fatto dell’eccellenza ospedaliera una bandiera in tutto il mondo, si è scoperta fragile dal punto di vista dell’assistenza sul territorio. Al contrario, in altre regioni come il Veneto e la Toscana è stata proprio la medicina di territorio, identificando precocemente i casi e isolandoli, a fare la differenza.

Come primo passo, la Lombardia ha attivato per prima su tutto il territorio nazionale il numero unico di assistenza 116 117 per richiedere prestazioni o consigli sanitari non urgenti. Un numero verde che va finalmente a sostituire circa 100 numeri attivi nelle diverse aree e Ats, su tutto il territorio nazionale.

Il servizio appena partito è gratuito e attivo dal lunedì al venerdì dalle 20:00 alle 8:00 e nei giorni festivi e prefestivi 24 ore su 24.

Il cittadino che chiama il numero unico 116 117 può parlare con un medico o con un operatore competente e, a seconda delle diverse necessità, trovare direttamente risposte alle sue richieste oppure essere direttamente indirizzato verso il servizio di riferimento.

Un passo molto importante per assicurare una assistenza continua al cittadino, che potrà fare riferimento a un unico numero dovunque si trovi.