Vertice ONU sui Sistemi Alimentari

Giovedì 23 settembre 2021 è in programma il Vertice delle Nazioni Unite sui Sistemi Alimentari, aperto a tutti grazie al programma virtuale e alla piattaforma. 

Di cosa si tratta?

«Un’opportunità storica per incoraggiare tutti a utilizzare la forza dei sistemi alimentari per guidare la ripresa dalla pandemia del COVID-19 e riprendere il cammino per raggiungere tutti i 17 gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030. 

Negli ultimi 18 mesi il Vertice ha riunito gli Stati membri delle Nazioni Unite e le rispettive società civili, in tutto il mondo, compresi migliaia di giovani, produttori alimentari, popoli indigeni, ricercatori, settore privato e agenzie del sistema ONU, per apportare cambiamenti tangibili e positivi ai sistemi alimentari mondiali. Trattandosi di un vertice incentrato su persone e soluzioni, è stato riconosciuto che chiunque, ovunque, debba agire e collaborare per trasformare il modo in cui il mondo produce, consuma e concepisce il  cibo. 

Il Vertice concluderà questo processo globale inclusivo offrendo un momento catalizzatore per la mobilitazione pubblica e gli impegni perseguibili dai capi di stato e governo e altri leader per far progredire l’agenda. 

Si tratterà di un evento completamente virtuale durante la settimana di alto livello dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, attraverso il quale l’ONU riaffermerà il proprio impegno a promuovere i diritti umani per tutti e garantire l’opportunità di partecipare a chiunque e ovunque. 

Unisciti a noi insieme a leader, esperti e tutte le parti interessate di tutto il mondo. Insieme possiamo e dobbiamo far leva sul potere dei sistemi alimentari per raggiungere tutti gli obiettivi condivisi per gli individui, il pianeta e la prosperità.»

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Fonte:


Microgreens: saranno un superfood del futuro?

Conosciuti anche come micro-ortaggi, i microgreens sono una varietà di verdura nota al grande pubblico solo negli ultimi anni e destinata ad essere sempre più conosciuta. Le loro caratteristiche nutrizionali, l’utilizzo di un metodo di coltivazione no-soil e la velocità di crescita, rendono microgreens dei candidati ideali a diventare un superfood del futuro.

Ma cosa sono esattamente?
Il termine microgreens viene generalmente utilizzato per riferirsi ai cotiledoni edibili del vegetale di interesse, ovvero alle piccole foglie nello stadio di crescita embrionale, che possono assumere diverse colorazioni in base alla varietà selezionata. Commercialmente possono essere definiti dei piccoli germogli di insalata raccolti per il consumo entro 10-20 giorni dalla comparsa delle piantine (1). A differenza dei tradizionali germogli però, richiedono un po’ di tempo in più per crescere, assicurando di contro una resa superiore e un’estetica gradevole. Proprio questa loro caratteristica ne ha determinato la scoperta: i micro-ortaggi cominciarono inizialmente ad apparire nei menù degli chef di San Francisco, in California, nei primi anni ‘80, e in seguito furono coltivati nel Sud della California da metà degli anni ‘90 per rendere le preparazioni sempre più scenografiche.

Recentemente i microgreens hanno assunto altri significati e ruoli, affermandosi come colture potenzialmente salvifiche rispetto alle previsioni di insostenibilità dell’agricoltura industriale odierna. Grazie al breve ciclo di crescita, è possibile produrre micro-ortaggi in idroponica (sistema di coltivazione con immersione dell’apparato radicale direttamente in acqua e sostanze nutritive) ed acquaponica (sistema di allevamento/coltivazione simbiotico, circolare e chiuso), senza pesticidi e fertilizzanti e in spazi chiusi come le proprie case. La possibilità di autoprodurre i micro-ortaggi, magari utilizzando i semi di varietà locali ad alta densità di nutrienti e utilizzando anche spazi piccolissimi, non solo può contribuire ad aumentare la disponibilità e l’accessibilità al cibo delle fasce più povere della popolazione mondiale, ma può contribuire anche a migliorare la qualità dell’alimentazione, aumentando disponibilità e varietà di alimenti freschi nonché ricchi di nutrienti essenziali per la salute umana. Peraltro, i micro-ortaggi sono generalmente consumati crudi ed interi e questo consente di limitare gli scarti, le perdite e la degradazione dei fitonutrienti che spesso si verificano nella fase di preparazione in cucina, soprattutto in cottura (2).

Caratteristiche nutrizionali e virtù
microgreens possono essere considerati un superalimento in quanto presentano un contenuto di sostanze fitochimiche (come vitamina C, carotenoidi e flavonoidi) superiore rispetto agli stadi di maturazione più avanzati (3). A riprova di queste caratteristiche, diversi sono gli studi che suggeriscono un possibile ruolo dei microgreens come alimenti funzionali, in grado di concorrere alla prevenzione dell’obesità, delle malattie cardiovascolari, del diabete mellito di tipo 2 e del cancro (4). Tra i più rilevanti, uno studio condotto dai ricercatori del Dipartimento di Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) e dell’Università del Maryland, dimostra come, analizzando il contenuto di vitamine (vitamina C,E,K) e carotenoidi (β-carotene, luteina e zeaxantina) di venticinque specie di micro-ortaggi, questi presentino un contenuto di composti antiossidanti notevolmente superiore rispetto agli ortaggi convenzionali (4). Confrontando infatti i valori nutrizionali riportati per le specie allo stadio di maturazione commerciale tradizionale con quelli dei rispettivi microgreens, i risultati non sembrano lasciare dubbi: ad esempio, i microbroccoli si mostrano come fonte di calcio (126 mg/100 g (5) vs 72 mg/100 g del broccolo maturo (6)), i micropiselli come fonte di potassio con un contenuto oltre il doppio rispetto ai piselli maturi (436 mg/100 g (4) contro 193 mg/100 g (6)), infine il microamaranto presenta più del triplo della vitamina C rispetto all’amaranto classico (131,6 mg/100 g (4) vs 43,3 mg/100 g (7)).

In meno tempo e con meno risorse, sembra quindi possibile produrre alimenti nutrizionalmente validi in grado di contribuire al soddisfacimento del crescente bisogno di prodotti alimentari sani e sicuri per una popolazione sempre più in rapida crescita.

I microgreens saranno il cibo del futuro?

 

Fonti:

  1. Xiao, Z., Lester, G. E., Luo, Y., Xie, Z. K., Yu, L. L., & Wang, Q. (2014). Effect of light exposure on sensorial quality, concentrations of bioactive compounds and antioxidant capacity of radish microgreens during low temperature storage. Food chemistry151, 472-479.
  2. Di Gioia, F., Mininni, C., & Santamaria, P. How to grow microgreens Cómo cultivar micro-hortalizas. 1. Micro-ortaggi, agro-biodiversità e sicurezza alimentare, 51.
  3. Choe, U., Yu, L. L., & Wang, T. T. (2018). The science behind microgreens as an exciting new food for the 21st century. Journal of agricultural and food chemistry66(44), 11519-11530.
  4. Xiao, Z., Rausch, S. R., Luo, Y., Sun, J., Yu, L., Wang, Q., … & Stommel, J. R. (2019). Microgreens of Brassicaceae: Genetic diversity of phytochemical concentrations and antioxidant capacity. LWT101, 731-737.
  5. Renna, M., Stellacci, A. M., Corbo, F., & Santamaria, P. (2020). The use of a nutrient quality score is effective to assess the overall nutritional value of three brassica microgreens. Foods9(9), 1226.
  6. CREA. Tabelle di composizione degli alimenti, Aggiornamento 2019- Website a cura di L. Marletta e E. Camilli
  7. U.S. Department Of Agriculture (USDA). FoodData Central: Amaranth leaves, raw.

Tutto sulla Nordic Diet: la dieta che arriva dal Nord Europa

La dieta nordica aiuterebbe a perdere peso più facilmente: è quanto emerso da un recente studio che ha analizzato l’effetto della dieta nordica sul peso, la circonferenza addominale e la percentuale di grasso corporeo in 774 partecipanti, paragonandoli a gruppi di controllo. Sembrerebbe, infatti, che un’alimentazione basata sui principi della Nordic diet possa dare risultati più rapidi nel miglioramento dell’indice di massa corporea, rispetto ad altri modelli alimentari, anche se gli effetti sulla composizione corporea necessitano di ulteriori approfondimenti (1).

Di cosa si tratta?

La dieta nordica è un regime alimentare basato sul consumo di prodotti locali tipici dei Paesi del Nord Europa: Norvegia, Danimarca, Svezia, Finlandia e Islanda.

I principi della Nordic Diet (2) sono legati alla valorizzazione degli ingredienti della tradizione locale e sostenibili, con uno sguardo attento alla salute. Infatti, le linee guida suggeriscono l’assunzione di più calorie da alimenti vegetali e meno da fonti animali, prediligendo legumi, patate e cereali integrali. Inoltre, i grassi derivano principalmente da frutta secca, semi e olio di canola; sono privilegiate le fonti proteiche da pesci di lago e mare, e, parallelamente, è consigliato un consumo moderato di carne rossa. Alla base della dieta ci sono alimenti autoctoni e selvatici: frutti di bosco, funghi ed erbe selvatiche sono, infatti, inseriti nell’alimentazione giornaliera. È infine sconsigliato il consumo di alimenti processati, carni trasformate e prodotti confezionati, ricchi di zuccheri aggiunti e conservanti.

Infine, in generale, la dieta nordica è basata sul consumo di ingredienti biologici e la cui produzione sia considerata a basso impatto ambientale.

Differenze con la Dieta Mediterranea

La dieta nordica si avvicina a quella mediterranea per il forte legame con i prodotti del territorio, ma è per questo motivo che si riscontrano anche ovvie differenze nei due regimi alimentari. La principale fonte di grassi nella dieta mediterranea è, infatti, l’olio extravergine d’oliva, che nei Paesi nordici non si trova a livello locale ed è normalmente sostituito da olio di canola, frutta secca e semi. Allo stesso modo tra i due modelli ci sono numerose differenze su tutti i prodotti agricoli in generale, molto differenziati nelle diverse aree climatiche.

Relativamente ai vantaggi sulla salute, lo studio EPIC-Potsdam (3) ha evidenziato che la Nordic Diet mostrerebbe un possibile effetto benefico sulla salute cardiovascolare, ma statisticamente poco rilevante rispetto a quello della dieta mediterranea. Infatti, l’analisi condotta su 27.548 soggetti seguiti per più di 10 anni, ha dimostrato che la dieta nordica non apporterebbe benefici significativi nella prevenzione di infarto miocardico e ictus, mentre il modello alimentare mediterraneo sembrerebbe associato ad un minor rischio di sviluppo del diabete di tipo 2 e, quindi, ad una prevenzione delle cardiopatie ischemiche (3).

New Nordic Diet

Negli ultimi anni si sta parlando molto della dieta nordica e l’attenzione verso questo tipo di alimentazione è cresciuta significativamente. Ciò è probabilmente correlato all’introduzione del concetto di nuova dieta nordica (New Nordic Diet) da parte di un gruppo di nutrizionisti dell’Università di Copenhagen in collaborazione con gli chef del famoso ristorante danese NOMA (due stelle Michelin), con l’obiettivo di rivoluzionare la cucina dei Paesi nordici, rendere allevamento e agricoltura più sostenibili, controllare il tasso di obesità e migliorare la salute pubblica. La new nordic diet si pone come uno stile di vita che richiama ritmi lenti, cibo stagionale e tutela dell’ambiente.

La nuova dieta nordica è stata diffusa anche attraverso il progetto OPUS (4), uno studio condotto su 834 ragazzi in età scolare (8-11 anni) con l‘obiettivo di analizzare l’effetto dell’introduzione nella dieta di pasti studiati secondo i principi del modello nordico. L’analisi ha mostrato una miglior distribuzione di nutrienti e micronutrienti nei pasti elaborati a partire dal modello alimentare della New Nordic Diet, rispetto ai pasti abitualmente consumati dai partecipanti.

 

Fonti: 

  1. Ramezani-Jolfaie, N., Mohammadi, M., & Salehi-Abargouei, A. (2019). Effects of a healthy Nordic diet on weight loss in adults: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled clinical trials. Eating and Weight Disorders-Studies on Anorexia, Bulimia and Obesity, 1-10.
  2. Mithril, C., Dragsted, L. O., Meyer, C., Blauert, E., Holt, M. K., & Astrup, A. (2012). Guidelines for the new Nordic diet. Public health nutrition, 15(10), 1941-1947.
  3. Galbete, C., Kröger, J., Jannasch, F., Iqbal, K., Schwingshackl, L., Schwedhelm, C., … & Schulze, M. B. (2018). Nordic diet, Mediterranean diet, and the risk of chronic diseases: the EPIC-Potsdam study. BMC medicine, 16(1), 1-13.
  4. Andersen, R., Biltoft-Jensen, A., Andersen, E. W., Ege, M., Christensen, T., Ygil, K. H., … & Tetens, I. (2015). Effects of school meals based on the New Nordic Diet on intake of signature foods: a randomised controlled trial. The OPUS School Meal Study. British Journal of Nutrition, 114(5), 772-779.

Boom telemedicina: nuovi strumenti e orizzonti per la digital health con Connext Telemedicina

Quella che fino pochi anni fa appariva come un’opportunità promettente e in lenta crescita, è diventata il fenomeno trasformativo della “nuova” sanità: la pandemia da Covid-19 ha dato enorme accelerazione all’utilizzo della telemedicina, dando vita allo sviluppo e all’adozione di soluzioni digitali in grado di abbattere le distanze tra medici e pazienti e garantire allo stesso tempo la massima sicurezza. Oggi questa evoluzione sta portando le aziende sanitarie a rimodulare l’erogazione ai servizi, con l’obiettivo di assicurare la cura e l’assistenza attraverso strumenti digitali accessibili e di facile utilizzo – non solo per i soggetti colpiti dal Covid-19 - ma per tutti i pazienti, in particolare quelli più fragili o cronici.

Non si tratta di timidi tentativi o semplici iniziative di sensibilizzazione, ma di un cambiamento reale che si sta attuando all’interno del Sistema Sanitario Nazionale: risale a dicembre 2020 l’approvazione, da parte della Conferenza Stato-Regioni, del documento del Ministero della Salute che definisce le regole per l’erogazione delle prestazioni di telemedicina. È stato un grande passo: oggi la telemedicina è finalmente un’attività ufficialmente riconosciuta, tariffata e rendicontata, alla pari dei servizi sanitari erogati sinora.

In particolare, il documento definisce in dettaglio ognuna delle modalità di prestazione (televisita, teleconsulto, teleconsulenza, teleassistenza) e stabilisce, per esempio, come le prestazioni in televisita possano essere erogate a pazienti già inseriti in un percorso di cura nel caso in cui non sia necessario l’esame obiettivo. In ogni caso, spetta sempre al medico decidere come utilizzare gli strumenti di telemedicina in favore del paziente, con l’opportunità di avvalersene anche per le attività di monitoraggio e di rilevazione dei parametri clinici.

Non è difficile riconoscere i vantaggi introdotti dalle prestazioni sanitarie “a distanza”, più che mai nel contesto attuale. Ma cosa ne pensano medici e pazienti? Una ricerca dell'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano ha messo in luce come la classe medica sia consapevole delle potenzialità e favorevole all’utilizzo dei nuovi strumenti digitali: un medico di medicina generale su tre utilizzava almeno una soluzione di telemedicina già prima dell'emergenza epidemica, mentre il 62% di quelli che non ne facevano uso ha intenzione di farlo in futuro. Relativamente agli specialisti, tre su quattro ritengono che la telemedicina sia stata decisiva nella fase di emergenza: il 34% già ne usufruiva in passato mentre il 36% intende iniziare presto a farne uso.

Anche i cittadini reclutati nell’indagine hanno mostrato apertura e interesse per la telemedicina: uno su tre vorrebbe sperimentare una televisita con il proprio medico di famiglia e il 29% con lo specialista, mentre il 29% risulta interessato soprattutto al servizio di telemonitoraggio.

Nello scenario in rapida crescita della digital health, Sprim contribuisce alla salute dei pazienti e al progresso del settore con CONNEXT TELEMEDICINA, la prima piattaforma di telemedicina privacy first sviluppata con i medici pensata non solo come soluzione per affrontare l’attuale fase di emergenza, ma soprattutto come innovativo strumento per favorire l’evoluzione del rapporto medico-paziente.

La piattaforma si propone in primo luogo come alleato per il medico di medicina generale e dello specialista, che con CONNEXT potranno disporre di uno strumento multifunzione, mobile-friendly e dalla user experience piacevole e intuitiva per gestire le visite – a distanza o in presenza – mantenendo un contatto costante e sicuro con i pazienti, ora così come in futuro.

Contattaci se vuoi saperne di più.

 

Fonti:


Eccesso ponderale, scorrette abitudini alimentari e sedentarietà in età pediatrica: gli ultimi risultati di OKkio alla SALUTE

Gli ultimi dati del sistema di sorveglianza nazionale OKkio alla SALUTE dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha fotografato lo stato ponderale e gli stili di vita dei bambini italiani nel 2019, confermano che la strada per la riduzione del sovrappeso e dell’obesità pediatrica in Italia è ancora lunga.

Sebbene ci sia stata dal 2008 al 2019 (quella del 2019 è la 6° indagine) una riduzione della prevalenza di sovrappeso e obesità in età scolare, l’Italia si conferma ancora tra i Paesi europei in cui la situazione è più grave, dopo Cipro, Grecia e Spagna. Infatti, i dati ottenuti su oltre 50 mila bambini della scuola primaria mostrano che il 20,4% è in sovrappeso e il 9,4% obeso (di questi il 2,4% è gravemente obeso). In totale significa che circa 1 bambino su 3 è in eccesso ponderale, con una maggiore prevalenza tra le regioni del Sud e tra le famiglie con condizioni socioeconomiche peggiori.

Ancora oggi circa il 44% dei bambini italiani fa una prima colazione inadeguata o non la fa proprio (il 9% circa dei bambini salta la prima colazione) e il 55% dei bambini consuma una merenda troppo abbondante a metà mattina (dato ancora negativo ma notevolmente ridotto rispetto alla prima indagine del 2008, quando questa abitudine riguardava ben l’82% dei bambini). Inoltre, secondo quanto riferito dai genitori, il 24% dei bambini in età scolare non consuma frutta e/o verdura quotidianamenteil 38,4% dei bambini assume legumi meno di una volta a settimana e il 48% e il 9% dei bambini consuma rispettivamente snack dolci e salati più di 3 giorni a settimana.

È diminuito sensibilmente nel tempo, invece, il consumo quotidiano di bevande zuccherate e/o gassate: dal 48% dei bambini nel 2010 al 36% nel 2016, fino al 25% secondo l’ultima indagine.

Anche l’attività fisica e la sedentarietà dei bambini italiani non sono molto migliorate: il 20,3% dei bambini non ha svolto attività fisica il giorno prima dell’indagine, il 43,5% ha ancora la TV nella propria camera, solo il 26% dei bambini va a scuola a piedi o in bicicletta e il 45% dei bambini trascorre più di 2 ore al giorno davanti a dispositivi elettronici (prevalenza peggiorata del 4% rispetto alla rilevazione del 2016).

Tra gli altri fattori di rischio correlati all’obesità desta preoccupazione anche il sonno: circa il 14% dei bambini dorme meno di 9 ore per notte, che è la quantità minima raccomandata dalle società pediatriche per l’età scolare.

Infine, anche la percezione del “fenomeno” e dello stato di salute dei figli da parte dei genitori appare ancora distorto: il 40,3% dei bambini con eccesso ponderale è percepito come sotto-normopeso dalla madre; il 59% delle madri di bambini poco attivi ritiene che l’attività fisica svolta dal figlio sia adeguata e ben il 69,9% delle madri di bambini in sovrappeso o obesi pensa che la quantità di cibo assunta dal proprio figlio non sia eccessiva.

 

Fonte: 


Insetti a tavola: via libera di EFSA e UE sulle larve di Tenebrio molitor

Aggiornamento: dopo il parere positivo di EFSA, anche la Commissione Europea in data 5 maggio ha autorizzato il consumo alimentare delle larve essiccate di Tenebrio molitor.

Le larve essiccate di Tenebrio molitor potranno essere consumate in sicurezza, intere come snack o sotto forma di “farina” all’interno di barrette, biscotti e pasta. È quanto emerge dal parere scientifico pubblicato dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) il 13 gennaio che, per la prima volta dal 2018 (anno in cui è entrato in vigore il nuovo regolamento sui novel food), ha realizzato una valutazione completa di un prodotto a base di insetti, esprimendo parere positivo sulla loro sicurezza (1) (2).

Infatti, in seguito a una richiesta pervenuta alla Commissione Europea, il panel multidisciplinare di esperti EFSA ha realizzato un’attenta analisi di tutti gli aspetti relativi alla modalità di allevamento, al processo di produzione, alla sicurezza e al profilo nutrizionale e tossicologico delle larve essiccate di Tenebrio Molitor, comunemente nota come tarma della farina (1).

Questi novel food sono perlopiù costituiti da proteine, grassi e fibre (soprattutto chitina, una fibra insolubile che è il principale componente dell’esoscheletro degli insetti) e il loro consumo non è risultato critico dal punto di vista nutrizionale.

Relativamente alla sicurezza, i livelli di contaminanti dipendono dai livelli presenti nel mangime utilizzato in fase di allevamento e sono quindi controllabili seguendo la legislazione europea sui mangimi, mentre non sono state rilevate criticità sulla stabilità del prodotto in fase di conservazione, a patto di rispettare i limiti delle specifiche proposte durante l’intero periodo.

Inoltre, dagli studi tossicologici disponibili in letteratura non è emerso alcun effetto avverso. Non è possibile escludere invece la comparsa di reazioni allergiche che possono essere provocate da una sensibilità individuale alle proteine delle larve, da una reattività crociata con altri allergeni (in soggetti allergici ai crostacei e agli acari della polvere, ad esempio) o da allergeni residuati da mangimi per insetti.

Secondo il professor Mario Mazzocchi dell’Università di Bologna “Ci sono chiari vantaggi ambientali ed economici nel sostituire le fonti tradizionali di proteine animali con quelle che richiedono meno mangime, producono meno rifiuti e provocano meno emissioni di gas serra. L’abbassamento di costi e prezzi potrebbe migliorare la disponibilità di alimenti, mentre la nuova domanda creerà nuove opportunità economiche, che potrebbero però interferire con i settori esistenti” (2).

Già nel 2018, 4 italiani su 10 si sono dichiarati pronti ad assaggiare insetti (3), ma se fate parte del gruppo degli scettici non temete: c’è ancora un po’ di tempo per abituarsi a questa possibilità. Infatti, nonostante il parere positivo di EFSA, per la commercializzazione serve anche l’autorizzazione da parte della Commissione Europea, alla quale seguiranno i voti dei singoli Paesi membri per l’immissione sul mercato.

 

Fonti: 

  1. European Food Safety Authority (EFSA). EFSA Panel on Nutrition, Novel Foods and Food Allergens (2021). Safety of dried yellow mealworm (Tenebrio molitor larva) as a novel food pursuant to Regulation (EU) 2015/2283. EFSA Journal,19(1):6343.
  2. European Food Safety Authority (EFSA). Edible insects: the science of novel food evaluations.
  3. DOXA (2018). Insetti, 4 italiani su 10 sono pronti a mangiarli.

Con SMARTBUY arriva l’esclusivo ecommerce B2B omnicanale per potenziare le tue vendite sul canale farmacia

Sull’onda dell’innovazione digitale che negli ultimi anni sta interessando i più diversi settori, tra cui non è certamente escluso quello farmaceutico, Proxima Salute contribuisce alla digitalizzazione del pharma con SMARTBUYTM, il suo servizio di e-commerce B2B pensato per un’evoluzione più che mai necessaria del rapporto tra azienda e farmacia.

La rivoluzione in chiave digitale dell’impresa del farmaco oggi sta subendo una forte accelerazione, innescata in particolar modo dalla situazione epidemica da Covid-19. Iniziata in una fase e in un contesto ben diversi da quelli attuali, l’espansione della health industry verso il digitale sta cambiando marcia per rispondere alle esigenze di un mercato mutato e più consapevole: sono molteplici le aree di miglioramento emerse per le aziende, dall’ampliamento del parco clienti alla fidelizzazione della clientela attraverso una customer experience che trovi nuovi standard di eccellenza. Tra i limiti riscontrati nel corso dell’anno passato, infatti, anche le difficoltà nel rapporto tra forza vendite e clienti hanno contribuito a maturare la consapevolezza di una necessaria evoluzione dei tool del settore.

Il digitale può agevolare in questo senso non solo le aziende ma anche le farmacie, sempre più attente a aperte all’utilizzo di nuove soluzioni tecnologiche con diverse finalità: assicurarsi procedure più semplici per gli ordini, implementare un migliore coordinamento nella gestione dell’attività di vendita e del magazzino, godere di una maggiore visibilità sulle occasioni del momento relative ai prodotti.

Impegnata nel percorso di digitalizzazione della health industry, Proxima Salute ha messo a punto SMARTBUYTM, uno strumento agile ed efficiente a supporto delle reti commerciali aziendali e al contempo un innovativo canale di acquisto per la farmacia: con SMARTBUYTM il farmacista può godere di un esteso programma di promozioni esclusive e un servizio di assistenza personalizzato, il tutto a portata di click.

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Quali saranno i trend della spesa alimentare post-covid?

In questo ultimo anno il modo di fare la spesa degli italiani è cambiato radicalmente: ma cosa resterà di questa “rivoluzione” nei prossimi anni?

McKinsey ha realizzato il report “The path forward for European grocery retailers” in collaborazione con Eurocommerce. Sono stati intervistati 10mila consumatori provenienti da diversi Paesi (compresa l’italia) e 50 manager del food per individuare le 10 tendenze nate nel 2020 nel settore alimentare in Europa che ci accompagneranno anche nei prossimi anni.

Calo delle vendite nella GDO

Il 49% dei manager intervistati afferma che, nel momento in cui riapriranno i ristoranti, si aspetta un calo delle vendite alimentari al dettaglio nel 2021 rispetto all’anno passato in favore del mondo horeca.

Incremento acquisti online

Nel 2020 l’Italia è stato uno dei Paesi europei che ha registrato una delle più grandi boom di e-commerce nel grocery (circa il 60%). Tutti coloro che hanno già acquistato prodotti alimentari via internet in quest’ultimo anno dichiara di aver intenzione di continuare a farlo. Il 7% degli intervistati afferma inoltre di voler comprare ancora di più.

Crisi dei supermercati

Anche se finita la pandemia si potrà tornare a fare la spesa nei negozi fisici senza timore del contagio, alcuni format continueranno a risultare meno apprezzati rispetto al passato. I supermercati, ad esempio, mostrano un tasso di crescita molto più contenuto rispetto all’e-commerce e ai discount.

Importanza della convenienza 

Il prezzo è di importanza fondamentale: il 39% dei consumatori italiani intervistati ammette di aver intenzione di trovare nuovi modi per risparmiare e il 40% di cercare di cogliere le migliori promozioni. La maggior parte dei manager mette questo aspetto al primo posto e il 56% di loro inserisce la maggiore sensibilità ai prezzi tra le prime tre priorità da affrontare.

Attenzione alla qualità 

I consumatori prestano attenzione alla convenienza, ma anche alla qualità. Ad oggi, si aspettano una qualità maggiore anche nei prodotti che appartengono alle fasce di prezzo più basse. Il 26% degli intervistati vuole risparmiare sulla spesa ma, allo stesso tempo, chiede anche prodotti più sostenibili e sani.

Salute al primo posto

Durante la pandemia gli italiani hanno dimostrato una sensibilità maggiore (+12%) rispetto alla richiesta di prodotti alimentari più sani, sostenibili, biologici e sicuri confezionati in pack protettivi se messi a confronto gli altri europei: il 32% dichiara che si impegnerà a comprare e mangiare in modo più salutistico. Il 30% degli intervistati si dice disposto a spendere di più quest'anno per un'alimentazione sana e sicura.

Desiderio di cibo locale 

Un italiano su cinque dichiara che quest’anno comprerà meno prodotti alimentari d’importazione. Mentre circa un italiano su intende aumentare gli acquisti di alimenti regionali o locali. La tendenza è chiara: siamo tra gli europei più affezionati alle produzioni agroalimentari nazionali e meno interessati al melting pot gastronomico.

Sostenibilità

Quasi un italiano su cinque intende spendere di più quest'anno per acquistare prodotti sostenibili e in questo gli italiani sono in prima linea: il 16% è pronto a pagare di più per comprare alimenti eco-sostenibili (+9% rispetto alla media europea).

Ritorno del ready-to-eat

Nel 2020 gli italiani hanno dedicato molto tempo alla cucina e ai pasti fatti in casa. Dopo un anno, però, cominciano ad essere stanchi e un trend che è destinato a crescere è quello di cercare alimenti a maggior contenuto di servizio. Il 34% dei Ceo ha indicato come priorità assoluta il mondo degli alimenti pronti, i cosidetti convenience food.

Velocità e tecnologia 

La velocità nell'adottare le più performanti soluzioni di information technology diventa un fattore di differenziazione sempre più rilevante tra i retailer e sempre più centrale sarà il data management con la capacità di realizzare analisi avanzate lungo tutta la supply chain, e di offrire soluzioni personalizzate per i clienti.

 

Fonte:


Etichette alimentari e Covid-19: cresce la domanda di cibo salutare e sicuro

Questo anno di pandemia ha cambiato in modo significativo le abitudini di acquisto degli italiani.

Per comprendere la portata di questo cambiamento, è sufficiente guardare ai loro acquisti in base alle etichette: sono aumentate le vendite dei prodotti che vantano un beneficio relativo alle difese immunitarie, quelli ricchi di vitamine e quelli che sottolineano l’italianità e la tracciabilità delle materie prime e della filiera. Tutte queste caratteristiche – ben evidenziate sulle confezioni dei prodotti - riconducono alla necessità di sicurezza e conforto richieste dagli italiani in questo periodo così particolare della vita.

Al valore del brand che mantiene sempre importanza notevole nelle scelte d’acquisto, si aggiunge quello dell’etichetta, che nel corso di questo ultimo anno ha acquistato un peso sempre maggiore.

Particolare attenzione è da dedicare agli alimenti “rich in”. I prodotti arricchiti con proteine e Omega3 hanno visto un’impennata del 10% nel corso dell’ultimo anno, così come agli alimenti con claim “senza antibiotici”, le cui vendite sono aumentate del 52%. Calano invece le vendite dei prodotti “free from” (polifosfati, latte, uova). In ultima analisi, un trend in continua crescita è quello degli alimenti che mettono al centro l’italianità: i claim Dop e 100% italiano sono quelli che hanno registrato un incremento maggiore fra tutti.

Impossibile non nominare in questo quadro l’esplosione dell’e-commerce: mai come in questo ultimo anno sono state registrate vendite così alte di prodotti legati al mondo Food & Beverage, complice sicuramente l’impossibilità per diversi mesi di uscire di casa e le lunghe file davanti ai supermercati. Sarà interessante continuare a monitorare i comportamenti degli italiani per capire se questi trend verranno confermati anche in futuro o subiranno ulteriori cambiamenti.

 

Fonte: 


I 3 asset chiave per la tua ripartenza post-Covid (con Sprim)

Non è certo un segreto il modo in cui il COVID-19 abbia imposto un’accelerazione digitale senza precedenti.

Inoltre, in quest’ultimo anno non sono cambiati solo i luoghi, i mezzi e i canali di comunicazione ma anche le sensibilità, gli argomenti, le priorità sia a livello istituzionale che politico e socioculturale.

Una svolta senza precedenti nella storia dell’umanità che si traduce nell’urgenza di una transizione ecologica, alimentare e dei nostri modelli sanitari all’insegna della visione One Health (ne abbiamo parlato qui).

Per le aziende che operano nei settori Food e Healthcare questo scenario significa dover raccogliere una serie di sfide cruciali che possono essere affrontate insieme al giusto alleato. Sprim è già scesa in campo al fianco dei suoi clienti, mettendo a disposizione una expertise pluridecennale in ambito food e healthcare, il know-how e la passione dei suoi collaboratori e una forte componente innovativa che caratterizza tutti i suoi servizi.

 

Se prima il digitale era considerato un “canale”, ora è l’ecosistema alla base delle strategie di comunicazione. Noi in Sprim amiamo andare oltre il ‘digitale’ inteso come social network, web design o web content. Ne sono un esempio le 11 piattaforme tech realizzate nell’ultimo anno: da SmartBuy, un programma omnichannel di acquisti B2B da remoto pensato per i farmacisti, al Field MyMED Hub a disposizione degli informatori scientifici fino agli Healthy Chatbot sempre più avanzati.

 

Tanti oggi parlano di health empowerment, ma Sprim ha fatto di questo tema il suo core business già 15 anni fa, contribuendo attivamente al cambiamento del settore e collaborando con i più importanti brand nazionali e internazionali. Le evidenze scientifiche, infatti, sono il nostro pane quotidiano e insieme ad un network unico di collaboratori e Professionisti della Salute attivi su tutto il territorio è possibile raggiungere ogni target: dalla farmacia agli studi medici, dagli ospedali fino ai punti vendita della GDO.

 

La visione One Health, in cui la salute dell’uomo e dell’ambiente sono strettamente interconnesse, è al centro di questo momento storico. Ecco perché, per una transizione green di successo, è importante affidarsi a chi conosce bene l’argomento. Sprim supporta le aziende nell’elaborazione e implementazione di strategie di marketing attraverso un approccio science-based che viene tradotto in processi e opportunità di business concrete e misurabili. Dalle etichette ambientali alle app, con il partner giusto si può essere davvero eco-competitivi.

 

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