Boom telemedicina: nuovi strumenti e orizzonti per la digital health con Connext Telemedicina

Quella che fino pochi anni fa appariva come un’opportunità promettente e in lenta crescita, è diventata il fenomeno trasformativo della “nuova” sanità: la pandemia da Covid-19 ha dato enorme accelerazione all’utilizzo della telemedicina, dando vita allo sviluppo e all’adozione di soluzioni digitali in grado di abbattere le distanze tra medici e pazienti e garantire allo stesso tempo la massima sicurezza. Oggi questa evoluzione sta portando le aziende sanitarie a rimodulare l’erogazione ai servizi, con l’obiettivo di assicurare la cura e l’assistenza attraverso strumenti digitali accessibili e di facile utilizzo – non solo per i soggetti colpiti dal Covid-19 - ma per tutti i pazienti, in particolare quelli più fragili o cronici.

Non si tratta di timidi tentativi o semplici iniziative di sensibilizzazione, ma di un cambiamento reale che si sta attuando all’interno del Sistema Sanitario Nazionale: risale a dicembre 2020 l’approvazione, da parte della Conferenza Stato-Regioni, del documento del Ministero della Salute che definisce le regole per l’erogazione delle prestazioni di telemedicina. È stato un grande passo: oggi la telemedicina è finalmente un’attività ufficialmente riconosciuta, tariffata e rendicontata, alla pari dei servizi sanitari erogati sinora.

In particolare, il documento definisce in dettaglio ognuna delle modalità di prestazione (televisita, teleconsulto, teleconsulenza, teleassistenza) e stabilisce, per esempio, come le prestazioni in televisita possano essere erogate a pazienti già inseriti in un percorso di cura nel caso in cui non sia necessario l’esame obiettivo. In ogni caso, spetta sempre al medico decidere come utilizzare gli strumenti di telemedicina in favore del paziente, con l’opportunità di avvalersene anche per le attività di monitoraggio e di rilevazione dei parametri clinici.

Non è difficile riconoscere i vantaggi introdotti dalle prestazioni sanitarie “a distanza”, più che mai nel contesto attuale. Ma cosa ne pensano medici e pazienti? Una ricerca dell'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano ha messo in luce come la classe medica sia consapevole delle potenzialità e favorevole all’utilizzo dei nuovi strumenti digitali: un medico di medicina generale su tre utilizzava almeno una soluzione di telemedicina già prima dell'emergenza epidemica, mentre il 62% di quelli che non ne facevano uso ha intenzione di farlo in futuro. Relativamente agli specialisti, tre su quattro ritengono che la telemedicina sia stata decisiva nella fase di emergenza: il 34% già ne usufruiva in passato mentre il 36% intende iniziare presto a farne uso.

Anche i cittadini reclutati nell’indagine hanno mostrato apertura e interesse per la telemedicina: uno su tre vorrebbe sperimentare una televisita con il proprio medico di famiglia e il 29% con lo specialista, mentre il 29% risulta interessato soprattutto al servizio di telemonitoraggio.

Nello scenario in rapida crescita della digital health, Sprim contribuisce alla salute dei pazienti e al progresso del settore con CONNEXT TELEMEDICINA, la prima piattaforma di telemedicina privacy first sviluppata con i medici pensata non solo come soluzione per affrontare l’attuale fase di emergenza, ma soprattutto come innovativo strumento per favorire l’evoluzione del rapporto medico-paziente.

La piattaforma si propone in primo luogo come alleato per il medico di medicina generale e dello specialista, che con CONNEXT potranno disporre di uno strumento multifunzione, mobile-friendly e dalla user experience piacevole e intuitiva per gestire le visite – a distanza o in presenza – mantenendo un contatto costante e sicuro con i pazienti, ora così come in futuro.

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Fonti:


Insetti a tavola: via libera di EFSA e UE sulle larve di Tenebrio molitor

Aggiornamento: dopo il parere positivo di EFSA, anche la Commissione Europea in data 5 maggio ha autorizzato il consumo alimentare delle larve essiccate di Tenebrio molitor.

Le larve essiccate di Tenebrio molitor potranno essere consumate in sicurezza, intere come snack o sotto forma di “farina” all’interno di barrette, biscotti e pasta. È quanto emerge dal parere scientifico pubblicato dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) il 13 gennaio che, per la prima volta dal 2018 (anno in cui è entrato in vigore il nuovo regolamento sui novel food), ha realizzato una valutazione completa di un prodotto a base di insetti, esprimendo parere positivo sulla loro sicurezza (1) (2).

Infatti, in seguito a una richiesta pervenuta alla Commissione Europea, il panel multidisciplinare di esperti EFSA ha realizzato un’attenta analisi di tutti gli aspetti relativi alla modalità di allevamento, al processo di produzione, alla sicurezza e al profilo nutrizionale e tossicologico delle larve essiccate di Tenebrio Molitor, comunemente nota come tarma della farina (1).

Questi novel food sono perlopiù costituiti da proteine, grassi e fibre (soprattutto chitina, una fibra insolubile che è il principale componente dell’esoscheletro degli insetti) e il loro consumo non è risultato critico dal punto di vista nutrizionale.

Relativamente alla sicurezza, i livelli di contaminanti dipendono dai livelli presenti nel mangime utilizzato in fase di allevamento e sono quindi controllabili seguendo la legislazione europea sui mangimi, mentre non sono state rilevate criticità sulla stabilità del prodotto in fase di conservazione, a patto di rispettare i limiti delle specifiche proposte durante l’intero periodo.

Inoltre, dagli studi tossicologici disponibili in letteratura non è emerso alcun effetto avverso. Non è possibile escludere invece la comparsa di reazioni allergiche che possono essere provocate da una sensibilità individuale alle proteine delle larve, da una reattività crociata con altri allergeni (in soggetti allergici ai crostacei e agli acari della polvere, ad esempio) o da allergeni residuati da mangimi per insetti.

Secondo il professor Mario Mazzocchi dell’Università di Bologna “Ci sono chiari vantaggi ambientali ed economici nel sostituire le fonti tradizionali di proteine animali con quelle che richiedono meno mangime, producono meno rifiuti e provocano meno emissioni di gas serra. L’abbassamento di costi e prezzi potrebbe migliorare la disponibilità di alimenti, mentre la nuova domanda creerà nuove opportunità economiche, che potrebbero però interferire con i settori esistenti” (2).

Già nel 2018, 4 italiani su 10 si sono dichiarati pronti ad assaggiare insetti (3), ma se fate parte del gruppo degli scettici non temete: c’è ancora un po’ di tempo per abituarsi a questa possibilità. Infatti, nonostante il parere positivo di EFSA, per la commercializzazione serve anche l’autorizzazione da parte della Commissione Europea, alla quale seguiranno i voti dei singoli Paesi membri per l’immissione sul mercato.

 

Fonti: 

  1. European Food Safety Authority (EFSA). EFSA Panel on Nutrition, Novel Foods and Food Allergens (2021). Safety of dried yellow mealworm (Tenebrio molitor larva) as a novel food pursuant to Regulation (EU) 2015/2283. EFSA Journal,19(1):6343.
  2. European Food Safety Authority (EFSA). Edible insects: the science of novel food evaluations.
  3. DOXA (2018). Insetti, 4 italiani su 10 sono pronti a mangiarli.

Con SMARTBUY arriva l’esclusivo ecommerce B2B omnicanale per potenziare le tue vendite sul canale farmacia

Sull’onda dell’innovazione digitale che negli ultimi anni sta interessando i più diversi settori, tra cui non è certamente escluso quello farmaceutico, Proxima Salute contribuisce alla digitalizzazione del pharma con SMARTBUYTM, il suo servizio di e-commerce B2B pensato per un’evoluzione più che mai necessaria del rapporto tra azienda e farmacia.

La rivoluzione in chiave digitale dell’impresa del farmaco oggi sta subendo una forte accelerazione, innescata in particolar modo dalla situazione epidemica da Covid-19. Iniziata in una fase e in un contesto ben diversi da quelli attuali, l’espansione della health industry verso il digitale sta cambiando marcia per rispondere alle esigenze di un mercato mutato e più consapevole: sono molteplici le aree di miglioramento emerse per le aziende, dall’ampliamento del parco clienti alla fidelizzazione della clientela attraverso una customer experience che trovi nuovi standard di eccellenza. Tra i limiti riscontrati nel corso dell’anno passato, infatti, anche le difficoltà nel rapporto tra forza vendite e clienti hanno contribuito a maturare la consapevolezza di una necessaria evoluzione dei tool del settore.

Il digitale può agevolare in questo senso non solo le aziende ma anche le farmacie, sempre più attente a aperte all’utilizzo di nuove soluzioni tecnologiche con diverse finalità: assicurarsi procedure più semplici per gli ordini, implementare un migliore coordinamento nella gestione dell’attività di vendita e del magazzino, godere di una maggiore visibilità sulle occasioni del momento relative ai prodotti.

Impegnata nel percorso di digitalizzazione della health industry, Proxima Salute ha messo a punto SMARTBUYTM, uno strumento agile ed efficiente a supporto delle reti commerciali aziendali e al contempo un innovativo canale di acquisto per la farmacia: con SMARTBUYTM il farmacista può godere di un esteso programma di promozioni esclusive e un servizio di assistenza personalizzato, il tutto a portata di click.

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Quali saranno i trend della spesa alimentare post-covid?

In questo ultimo anno il modo di fare la spesa degli italiani è cambiato radicalmente: ma cosa resterà di questa “rivoluzione” nei prossimi anni?

McKinsey ha realizzato il report “The path forward for European grocery retailers” in collaborazione con Eurocommerce. Sono stati intervistati 10mila consumatori provenienti da diversi Paesi (compresa l’italia) e 50 manager del food per individuare le 10 tendenze nate nel 2020 nel settore alimentare in Europa che ci accompagneranno anche nei prossimi anni.

Calo delle vendite nella GDO

Il 49% dei manager intervistati afferma che, nel momento in cui riapriranno i ristoranti, si aspetta un calo delle vendite alimentari al dettaglio nel 2021 rispetto all’anno passato in favore del mondo horeca.

Incremento acquisti online

Nel 2020 l’Italia è stato uno dei Paesi europei che ha registrato una delle più grandi boom di e-commerce nel grocery (circa il 60%). Tutti coloro che hanno già acquistato prodotti alimentari via internet in quest’ultimo anno dichiara di aver intenzione di continuare a farlo. Il 7% degli intervistati afferma inoltre di voler comprare ancora di più.

Crisi dei supermercati

Anche se finita la pandemia si potrà tornare a fare la spesa nei negozi fisici senza timore del contagio, alcuni format continueranno a risultare meno apprezzati rispetto al passato. I supermercati, ad esempio, mostrano un tasso di crescita molto più contenuto rispetto all’e-commerce e ai discount.

Importanza della convenienza 

Il prezzo è di importanza fondamentale: il 39% dei consumatori italiani intervistati ammette di aver intenzione di trovare nuovi modi per risparmiare e il 40% di cercare di cogliere le migliori promozioni. La maggior parte dei manager mette questo aspetto al primo posto e il 56% di loro inserisce la maggiore sensibilità ai prezzi tra le prime tre priorità da affrontare.

Attenzione alla qualità 

I consumatori prestano attenzione alla convenienza, ma anche alla qualità. Ad oggi, si aspettano una qualità maggiore anche nei prodotti che appartengono alle fasce di prezzo più basse. Il 26% degli intervistati vuole risparmiare sulla spesa ma, allo stesso tempo, chiede anche prodotti più sostenibili e sani.

Salute al primo posto

Durante la pandemia gli italiani hanno dimostrato una sensibilità maggiore (+12%) rispetto alla richiesta di prodotti alimentari più sani, sostenibili, biologici e sicuri confezionati in pack protettivi se messi a confronto gli altri europei: il 32% dichiara che si impegnerà a comprare e mangiare in modo più salutistico. Il 30% degli intervistati si dice disposto a spendere di più quest'anno per un'alimentazione sana e sicura.

Desiderio di cibo locale 

Un italiano su cinque dichiara che quest’anno comprerà meno prodotti alimentari d’importazione. Mentre circa un italiano su intende aumentare gli acquisti di alimenti regionali o locali. La tendenza è chiara: siamo tra gli europei più affezionati alle produzioni agroalimentari nazionali e meno interessati al melting pot gastronomico.

Sostenibilità

Quasi un italiano su cinque intende spendere di più quest'anno per acquistare prodotti sostenibili e in questo gli italiani sono in prima linea: il 16% è pronto a pagare di più per comprare alimenti eco-sostenibili (+9% rispetto alla media europea).

Ritorno del ready-to-eat

Nel 2020 gli italiani hanno dedicato molto tempo alla cucina e ai pasti fatti in casa. Dopo un anno, però, cominciano ad essere stanchi e un trend che è destinato a crescere è quello di cercare alimenti a maggior contenuto di servizio. Il 34% dei Ceo ha indicato come priorità assoluta il mondo degli alimenti pronti, i cosidetti convenience food.

Velocità e tecnologia 

La velocità nell'adottare le più performanti soluzioni di information technology diventa un fattore di differenziazione sempre più rilevante tra i retailer e sempre più centrale sarà il data management con la capacità di realizzare analisi avanzate lungo tutta la supply chain, e di offrire soluzioni personalizzate per i clienti.

 

Fonte:


Etichette alimentari e Covid-19: cresce la domanda di cibo salutare e sicuro

Questo anno di pandemia ha cambiato in modo significativo le abitudini di acquisto degli italiani.

Per comprendere la portata di questo cambiamento, è sufficiente guardare ai loro acquisti in base alle etichette: sono aumentate le vendite dei prodotti che vantano un beneficio relativo alle difese immunitarie, quelli ricchi di vitamine e quelli che sottolineano l’italianità e la tracciabilità delle materie prime e della filiera. Tutte queste caratteristiche – ben evidenziate sulle confezioni dei prodotti - riconducono alla necessità di sicurezza e conforto richieste dagli italiani in questo periodo così particolare della vita.

Al valore del brand che mantiene sempre importanza notevole nelle scelte d’acquisto, si aggiunge quello dell’etichetta, che nel corso di questo ultimo anno ha acquistato un peso sempre maggiore.

Particolare attenzione è da dedicare agli alimenti “rich in”. I prodotti arricchiti con proteine e Omega3 hanno visto un’impennata del 10% nel corso dell’ultimo anno, così come agli alimenti con claim “senza antibiotici”, le cui vendite sono aumentate del 52%. Calano invece le vendite dei prodotti “free from” (polifosfati, latte, uova). In ultima analisi, un trend in continua crescita è quello degli alimenti che mettono al centro l’italianità: i claim Dop e 100% italiano sono quelli che hanno registrato un incremento maggiore fra tutti.

Impossibile non nominare in questo quadro l’esplosione dell’e-commerce: mai come in questo ultimo anno sono state registrate vendite così alte di prodotti legati al mondo Food & Beverage, complice sicuramente l’impossibilità per diversi mesi di uscire di casa e le lunghe file davanti ai supermercati. Sarà interessante continuare a monitorare i comportamenti degli italiani per capire se questi trend verranno confermati anche in futuro o subiranno ulteriori cambiamenti.

 

Fonte: 


I 3 asset chiave per la tua ripartenza post-Covid (con Sprim)

Non è certo un segreto il modo in cui il COVID-19 abbia imposto un’accelerazione digitale senza precedenti.

Inoltre, in quest’ultimo anno non sono cambiati solo i luoghi, i mezzi e i canali di comunicazione ma anche le sensibilità, gli argomenti, le priorità sia a livello istituzionale che politico e socioculturale.

Una svolta senza precedenti nella storia dell’umanità che si traduce nell’urgenza di una transizione ecologica, alimentare e dei nostri modelli sanitari all’insegna della visione One Health (ne abbiamo parlato qui).

Per le aziende che operano nei settori Food e Healthcare questo scenario significa dover raccogliere una serie di sfide cruciali che possono essere affrontate insieme al giusto alleato. Sprim è già scesa in campo al fianco dei suoi clienti, mettendo a disposizione una expertise pluridecennale in ambito food e healthcare, il know-how e la passione dei suoi collaboratori e una forte componente innovativa che caratterizza tutti i suoi servizi.

 

Se prima il digitale era considerato un “canale”, ora è l’ecosistema alla base delle strategie di comunicazione. Noi in Sprim amiamo andare oltre il ‘digitale’ inteso come social network, web design o web content. Ne sono un esempio le 11 piattaforme tech realizzate nell’ultimo anno: da SmartBuy, un programma omnichannel di acquisti B2B da remoto pensato per i farmacisti, al Field MyMED Hub a disposizione degli informatori scientifici fino agli Healthy Chatbot sempre più avanzati.

 

Tanti oggi parlano di health empowerment, ma Sprim ha fatto di questo tema il suo core business già 15 anni fa, contribuendo attivamente al cambiamento del settore e collaborando con i più importanti brand nazionali e internazionali. Le evidenze scientifiche, infatti, sono il nostro pane quotidiano e insieme ad un network unico di collaboratori e Professionisti della Salute attivi su tutto il territorio è possibile raggiungere ogni target: dalla farmacia agli studi medici, dagli ospedali fino ai punti vendita della GDO.

 

La visione One Health, in cui la salute dell’uomo e dell’ambiente sono strettamente interconnesse, è al centro di questo momento storico. Ecco perché, per una transizione green di successo, è importante affidarsi a chi conosce bene l’argomento. Sprim supporta le aziende nell’elaborazione e implementazione di strategie di marketing attraverso un approccio science-based che viene tradotto in processi e opportunità di business concrete e misurabili. Dalle etichette ambientali alle app, con il partner giusto si può essere davvero eco-competitivi.

 

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Svolta green nel pharma: la sfida è duplice

Quella della sostenibilità è una sfida decisiva del nostro secolo, un tema che coinvolge tutti, aziende comprese, rendendo necessaria la ricerca di nuove soluzioni per un cambiamento di passo ormai necessario. Anche l’industria pharma si trova a giocare la partita della sostenibilità, adeguandosi al rispetto di nuovi criteri e standard per rispondere alle esigenze della collettività. Ma tra l’adozione di nuovi modelli e il rinnovo della propria immagine pubblica, per il pharma la sfida è duplice.

A livello globale, la produzione e il consumo di medicinali ha un impatto oggettivo sull’ambiente, dall’emissione di gas serra allo sviluppo della resistenza antimicrobica, un tema ormai sotto gli occhi dell’opinione pubblica: le Nazioni Unite hanno identificato l’inquinamento farmaceutico come una priorità globale emergente e nel 2019 la Commissione Europea ha inviato un comunicazione ufficiale al Parlamento Europeo, al Consiglio e al Comitato Economico e Sociale Europeo finalizzata a identificare nuove misure per far fronte ai rischi potenziali dei residui farmaceutici nell'ambiente.

L’appello globale a una svolta “green” sta sicuramente dando una scossa al settore farmaceutico, stimolando molte aziende  ad adottare pratiche e approcci innovativi: la messa a punto di pratiche IT “verdi” per ridurre i consumi nei data center, l’ottimizzazione delle supply chaine il miglioramento nel trattamento delle acque reflue sono alcuni esempi di possibili interventi utili a ridurre l’impatto ambientale all’interno del ciclo farmaceutico.

L’evoluzione in questo senso è concreta, ma c'è ancora molto da fare. A cominciare dal problema dei rifiuti: la Commissione Europea ha recentemente adottato orientamenti sulla raccolta differenziata dei rifiuti domestici pericolosi, di cui fanno parte i prodotti farmaceutici. Un passo avanti rispetto al quale, tuttavia, si dovranno valutare ulteriori misure tra cui l’utilizzo di confezioni più piccole e allineate all'uso reale dei medicinali.

Anche le formulazioni “benign by design” potrebbero segnare una svolta, consentendo di progettare farmaci con minore impatto sull’ambiente sin dalle prime fasi dello sviluppo, evitando l’impiego di molecole più persistenti  quindi potenzialmente più nocive.

Ad oggi i numeri parlano chiaro: l’industria farmaceutica è tra i settori più “green” in assoluto, vantando un calo di emissioni del 74% (rispetto al 26% della media manifatturiera) e una riduzione del consumo di energia del 54% (rispetto al 13%) tra il 2007 e il 2017, come evidenzia il report Farmindustria 2019. Nonostante questi progressi, le azioni finora intraprese non sono ancora sufficienti per rinnovare l’immagine e la reputazione dell’industria del farmaco nell’opinione pubblica: in una recente indagine Censis, oltre il 37% degli intervistati ha espresso una valutazione negativa del settore, motivandola con la percezione di una prevalenza della dimensione del profitto.

Come comportarsi, allora? Ci vorrà del tempo per avere un impatto positivo non solo sull’ambiente, ma anche sulla percezione pubblica. Per farlo, sarà fondamentale posizionarsi sempre più come impresa d’avanguardia in questo senso e investire attivamente nella comunicazione delle iniziative di responsabilità sociale e ambientale d’impresa affinché siano valorizzate e percepite nel loro impegno.

In questo contesto, Sprim Green si propone come partner per identificare gli ambiti di miglioramento delle prestazioni ambientali aziendali, valutare il posizionamento dei prodotti ed elaborare strategie per comunicare la sostenibilità in modo mirato ed efficace. Se vuoi rilanciare la tua impresa con modelli di comunicazione al passo con i più recenti criteri di sostenibilità, contatta Sprim Green, l’iniziativa “verde” nata dall’esperienza di Sprim Italia.

 

Fonti: 


One Health: la visione chiave per le sfide di salute attuali e future

Dal cambiamento climatico, alla perdita di biodiversità, all’aumento dei rifiuti, i sistemi alimentari si trovano al punto di intersezione tra numerose sfide (1). Di fronte a uno scenario complesso, le cui vulnerabilità sono sotto i nostri occhi ogni giorno, tutti – dai consumatori, ai professionisti della salute, ai retailer, alle aziende – sono chiamati a fornire risposte sufficientemente articolate e che, in particolar modo, considerino la salute umana come indissolubilmente legata a quella dell’ecosistema (2): è la visione One Health.

Il termine è apparso per la prima volta nel 2007, con l’approvazione, da parte della American Medical Association di un partenariato tra medicina umana e medicina veterinaria (2). Inizialmente applicato più al settore veterinario, nel “nuovo mondo” al quale la pandemia ha aperto la strada, One Health torna alla ribalta come priorità nell’agenda di tutti gli stakeholder che hanno un ruolo nella “filiera della salute”.

In One Health tutti sono chiamati a essere attori del cambiamento: i consumatori, adottando abitudini alimentari e di consumo più sane e sostenibili, i professionisti della salute, sensibilizzando i consumatori e fornendo loro informazioni che consentano di prendere decisioni basate su dati, attuando politiche e linee guida a tutela della sicurezza alimentare e della sostenibilità, le industrie e i retailer, ripensandosi in chiave più green, ad esempio riconsiderando il posizionamento dei loro prodotti, e lavorando a iniziative che possano veicolare impegno e responsabilità sulle tematiche associate alla salute.

Anche in ambito europeo fioriscono progetti di ricerca che si collocano in questa prospettiva. EFSA stessa si sta interrogando su come fare proprio questo modello, nell’ambito di una conferenza programmata per giugno 2022, che avrà l’obiettivo di capire come la scienza della valutazione del rischio possa orientarsi e plasmarsi in questa prospettiva più ampia (1).

Soltanto il contatto e il dialogo tra scienziati, decisori politici e pubblico potranno rendere possibili la sensibilizzazione e la creazione di network, in uno sforzo corale di costruzione di una public awareness (3).

 

Fonti: 

  1. European Food Safety Authority. ONE – Health, Environment, Society – Conference 2022. News. Published: 1 february 2021.
  2. One Health Commission (2021). History. Available at: https://www.onehealthcommission.org/en/why_one_health/history/.
  3. Garcia, S. N., Osburn, B. I., & Jay-Russell, M. T. (2020). One health for food safety, food security, and sustainable food production. Frontiers in Sustainable Food Systems, 4, 1.

 


Etichetta “a batteria”: a breve la vedremo sui prodotti alimentari

È passato poco più di un anno dalla presentazione della cosiddetta etichetta “a batteria” all’Unione Europea, ma a breve la NutrInform Battery comparirà effettivamente sui prodotti alimentari. Infatti, dopo il via libera della Commissione, a dicembre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto per introdurre ufficialmente il Nutrinform Battery in etichetta sui prodotti in vendita in Italia. Inoltre, di recente è stato fatto un ulteriore passo in avanti con la pubblicazione di un manuale d’uso destinato alle aziende che chiarisce tutti gli aspetti relativi a progettazione, rappresentazione e posizionamento dell’etichetta “a batteria” sui prodotti.

Presto in etichetta ci saranno quindi – rappresentate in forma di “batterie” appunto – indicazioni in merito alla percentuale di energiagrassi, grassi saturi, zuccheri e sale apportata da una porzione di quell’alimento, rispetto alle assunzioni di riferimento. Per le assunzioni giornaliere di riferimento, sono considerate le quantità di energia e nutrienti indicate nell’Allegato XIII del Regolamento UE n. 1169/2011, mentre per le porzioni, come specificato nel manuale d’uso, saranno utilizzate quelle standard indicate nelle Linee guida per una sana alimentazione del 2018. Nel paragrafo del manuale a cura di Marco Silano dell’Istituto Superiore di Sanità e di Laura Rossi e Andrea Ghiselli del CREA Alimenti e Nutrizione viene specificata l’importanza dell’utilizzo delle porzioni standard, come unico riferimento per la costruzione del NutrInform battery, e come comportarsi in caso di prodotti confezionati diversamente, ad esempio in caso di grandi formati (la confezione di pasta, ad esempio) o di prodotti monodose (pacchetti di crackers e merendine, ad esempio).

Le aziende che intendono utilizzare il NutrInform Battery, che ricordiamo essere facoltativo, dovranno informare la Direzione generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del Ministero della Salute e dovranno impegnarsi ad estendere il logo a tutti i loro prodotti appartenenti alla medesima categoria merceologica. Tutti i dettagli circa dimensione del logo, colori e altri dettagli tecnici sono disponibili nel manuale d’uso per gli operatori del settore.

Restano esenti dall’applicazione 2 categorie di prodotti: gli alimenti confezionati in imballaggi la cui superficie maggiore misura meno di 25 cm² e i prodotti DOP, IGP e STG. Per questi ultimi la scelta è dettata dal fatto che un ulteriore logo in etichetta potrebbe ostacolare l’individuazione del marchio di qualità da parte del consumatore.

In vista di una possibile armonizzazione a livello europeo dei sistemi di etichettatura nutrizionale front-pack, previsto entro la fine del 2022, l’esperimento tutto italiano del Nutrinform Battery sarà determinante.

 

Fonti: